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11 SETTEMBRE UN MONITO PER L’UMANITA’


di Giuseppe M. Petrone

Un attacco terroristico senza precedenti quello di Al Qaeda che colpì al cuore gli Stati Uniti d'America e il mondo intero. Come dimenticare le migliaia di vittime innocenti? Come dimenticare i sopravvissuti al crollo delle Torri Gemelle – il simbolo forse più celebre di New York – coperti di polvere e calcinacci, mentre si aggiravano smarriti come fantasmi bianchi per le strade di Manhattan? Come dimenticare la colonna di fumo che si alzava dal World Trade Center prima del crollo delle due Torri? Miliardi di persone assistettero esterrefatte in diretta televisiva a quei drammatici eventi. Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, poche ore dopo i tragici avvenimenti, dichiarò alla Nazione: "La nostra libertà è stata attaccata da un codardo senza volto. I responsabili saranno puniti".
Quest'anno l'anniversario dell'11 settembre giunge alla vigilia delle elezioni presidenziali statunitensi. Il presidente George W. Bush che è intervenuto in collegamento via satellite alla convention repubblicana ha sostenuto il senatore dell'Arizona, John McCain, e implicitamente ribadito la bontà della sua strategia nella lotta contro il terrorismo: "Viviamo in un mondo pericoloso e abbiamo bisogno di un presidente che abbia imparato la lezione dell'undici settembre". Dal canto suo, il candidato democratico, Barack Obama, ha sottolineato nella recente missione a Berlino che l'Europa e gli Stati Uniti devono essere uniti contro il terrorismo. Mentre l'undici settembre viene ricordato dai seguaci di Osama bin Laden con nuove minacce – la televisione satellitare Al Jazeera ha reso noto lunedì otto settembre un nuovo video del numero due di Al Qaeda, Ayman Al Zawahiri – è invece evidente che serve una maggiore cooperazione internazionale nella lotta contro la piaga del terrorismo internazionale.
"Dio della pace porta la tua pace nel nostro mondo violento. Cerchiamo la tua guida mentre siamo davanti a eventi così tremendi".
Sono alcune delle parole della commovente e silente preghiera che Papa Benedetto XVI ha recitato il 20 aprile scorso, nel corso del suo storico viaggio negli Stati Uniti, davanti alla voragine che, a Ground Zero, ricorda i disumani attacchi dell'undici settembre 2001.
Il Papa si è inginocchiato nel cratere delle Twin Towers e ha pregato per le vittime di New York, di Washington (dove fu attaccato il Pentagono) e della Pennsylvania, i tre luoghi dove si schiantarono gli aerei dirottati dai terroristi in quel giorno buio nella storia dell'umanità.
Benedetto XVI ha scambiato commosse parole con ventiquattro persone toccate dalla tragedia: sedici familiari di vittime, quattro sopravvissuti, altrettanti soccorritori.
E se, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, la famiglia umana ha dato prova di grande civiltà fondando l'organizzazione delle Nazioni Unite, oggi la comunità internazionale sembra come smarrita e incapace di affrontare le sfide del xxi secolo. L'undici settembre ha evidenziato che qualcosa è cambiato per sempre nel mondo: la lotta contro il terrorismo deve caratterizzarsi per negare ogni tipo di giustificazione morale ai terroristi.

(©L'Osservatore Romano – 11 settembre 2008)

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L’INDIA HA BISOGO DI AUTENTICI TESTIMONI DI CRISTO

In India, la risposta dei cristiani alla violenza è quella che avrebbe dato madre Teresa e che ripete chi oggi è al suo posto: "La testimonianza cristiana necessaria in India oggi consiste nell'essere discepoli autentici di Cristo". Così risponde a "L'Osservatore Romano" suor Mary Nirmala Joshi, superiora generale delle Missionarie della carità, in un colloquio telefonico con suor Mary Elizabeth Lariviere, dell'edizione in lingua inglese, e con il nostro direttore.

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PAOLO, APOSTOLO INFATICABILE

nell’ultima catechesi prima delle vacanze – due mesi fa, ai primi di luglio – avevo iniziato una nuova serie di tematiche in occasione dell’anno paolino, considerando il mondo in cui visse san Paolo. Vorrei oggi riprendere e continuare la riflessione sull’Apostolo delle genti, proponendo una sua breve biografia. Poiché dedicheremo il prossimo mercoledì all'evento straordinario che si verificò sulla strada di Damasco, la conversione di Paolo, svolta fondamentale della sua esistenza a seguito dell’incontro con Cristo, oggi ci soffermiamo brevemente sull’insieme della sua vita.

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LA CONVERSIONE DI MAGDI ALLAM, IL PIU’ NOTO MUSULMANO D’ITALIA

 Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica.

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MEMORIA LITURGICA DI SAN BERNARDO DI CHIARAVALLE

Oggi il calendario cita fra i santi del giorno San Bernardo di Chiaravalle, grande Dottore della Chiesa, vissuto tra l’XI e il XII secolo (1091-1153). Il suo esempio e i suoi insegnamenti si rivelano quanto mai utili anche in questo nostro tempo. Ritiratosi dal mondo dopo un periodo di forte travaglio interiore, venne eletto abate del monastero cistercense di Chiaravalle all’età di 25 anni, restandone alla guida per 38 anni, sino alla morte.

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ANGELUS DEDICATO A RAZZISMO E INCIDENTI STRADALI

 

 

Nell’odierna XX Domenica del tempo ordinario, la liturgia propone alla nostra riflessione le parole del profeta Isaia: "Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo / … li condurrò sul mio monte santo / e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. / … perché il mio tempio si chiamerà / casa di preghiera per tutti i popoli" (Is 56,6-7). All’universalità della salvezza fa riferimento anche l’apostolo Paolo nella seconda lettura, come pure la pagina evangelica che narra l’episodio della donna Cananea, una straniera rispetto ai Giudei, esaudita da Gesù per la sua grande fede. La Parola di Dio ci offre così l’opportunità di riflettere sull’universalità della missione della Chiesa, costituita da popoli di ogni razza e cultura. Proprio da qui proviene la grande responsabilità della comunità ecclesiale, chiamata ad essere casa ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l’intera famiglia umana.

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