Santuario della Madonna del Colle
Lectura Dantis a cura del Prof. Nazareno Pandozi sabato 7 agosto ore 21 nella splendida cornice del Santuario del Colle di Lenola.Il testo dantesco sarà interpretato da Roberta Colantone, nel corso del recital il pubblico potrà apprezzare anche frammenti di grande musica eseguita all'organo da Massimiliano Rossetti.
Quella di don Lorenzo Milani, prete ortodosso fino allo spasimo, fino alle lacrime, è una vera e propria strategia, un metodo: sulle orme di Socrate e di Cristo, vuol turbare le coscienze, condurle alla riflessione critica. «Io al mio popolo gli ho tolto la pace. Non ho seminato che contrasti, discussioni, contrapposti schieramenti di pensiero» scrive, illustrando il suo metodo pastorale. pubblichiamo la lettera di don Milani ai Giudici nell'ottobre del 1965 che lo avevano chiamato in causa per aver difeso l'obiezione di coscienza in risposta a un gruppo di cappellani militari che avevano osato chiamare "vili" quei ragazzi finiti in prigione per aver rifiutato con l'obiezione di coscienza di servire la patria con le armi. Don Milani in primo grado fu assolto dal delitto ascrittogli trattandosi di persona non punibile perché il fatto non costituisce reato.
Cari amici! La fede e la preghiera non risolvono i problemi, ma permettono di affrontarli con una luce e una forza nuova, in modo degno dell’uomo, e anche in modo più sereno ed efficace. Se guardiamo alla storia della Chiesa vedremo che è ricca di figure di Santi e Beati che, proprio partendo da un intenso e costante dialogo con Dio, illuminati dalla fede, hanno saputo trovare soluzioni creative, sempre nuove, per rispondere a bisogni umani concreti in tutti i secoli: la salute, l’istruzione, il lavoro, eccetera. La loro intraprendenza era animata dallo Spirito Santo e da un amore forte e generoso per i fratelli, specialmente per quelli più deboli e svantaggiati” (Benedetto XVI).
Disceso a chi dimorava nell'ade,
Cristo portò la buona novella:
Coraggio, ora ho vinto: io sono la resurrezione,
io vi faccio risalire, perchè ho infranto le porte della morte,
donando al mondo la vita e la grande misericordia.
Perché Gesù è stato condannato a morte, lui, che "passò facendo del bene" (Atti degli Apostoli, 10, 38)? Questa domanda ci accompagnerà lungo la Via Crucis come ci accompagna per tutta la vita.
Nei Vangeli troviamo una risposta vera: i capi dei Giudei hanno voluto la sua morte perché hanno compreso che Gesù si riteneva il Figlio di Dio. E troviamo anche una risposta che i Giudei hanno usato come pretesto, per ottenere da Pilato la sua condanna: Gesù avrebbe preteso di essere un re di questo mondo, il re dei Giudei.
Ma dietro a queste risposte si spalanca un abisso, sul quale gli stessi Vangeli e tutta la Sacra Scrittura ci fanno aprire lo sguardo: Gesù è morto per i nostri peccati. E ancora più profondamente, è morto per noi, è morto perché Dio ci ama e ci ama al punto di dare il suo Figlio unigenito, affinché noi abbiamo la vita per mezzo di lui (cfr. Giovanni, 3, 16-17).
È a noi stessi, dunque, che dobbiamo guardare: al male e al peccato che abitano dentro di noi e che troppo spesso fingiamo di ignorare. Ma ancora di più dobbiamo volgere lo sguardo al Dio ricco di misericordia che ci ha chiamato amici (cfr. Giovanni, 15, 15). Così il cammino della Via Crucis e tutto il cammino della vita diventa un itinerario di penitenza, di dolore e di conversione, ma anche di gratitudine, di fede e di gioia.