Santuario della Madonna del Colle
nell’ultima catechesi prima delle vacanze – due mesi fa, ai primi di luglio – avevo iniziato una nuova serie di tematiche in occasione dell’anno paolino, considerando il mondo in cui visse san Paolo. Vorrei oggi riprendere e continuare la riflessione sull’Apostolo delle genti, proponendo una sua breve biografia. Poiché dedicheremo il prossimo mercoledì all'evento straordinario che si verificò sulla strada di Damasco, la conversione di Paolo, svolta fondamentale della sua esistenza a seguito dell’incontro con Cristo, oggi ci soffermiamo brevemente sull’insieme della sua vita.
Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica.
Oggi il calendario cita fra i santi del giorno San Bernardo di Chiaravalle, grande Dottore della Chiesa, vissuto tra l’XI e il XII secolo (1091-1153). Il suo esempio e i suoi insegnamenti si rivelano quanto mai utili anche in questo nostro tempo. Ritiratosi dal mondo dopo un periodo di forte travaglio interiore, venne eletto abate del monastero cistercense di Chiaravalle all’età di 25 anni, restandone alla guida per 38 anni, sino alla morte.
La santità è offerta a tutti; naturalmente non tutti i santi sono uguali: sono infatti, come ho detto, lo spettro della luce divina. E non necessariamente è grande santo colui che possiede carismi straordinari. Ce ne sono infatti moltissimi i cui nomi sono noti soltanto a Dio, perché sulla terra hanno condotto un’esistenza apparentemente normalissima.
Nell’odierna XX Domenica del tempo ordinario, la liturgia propone alla nostra riflessione le parole del profeta Isaia: "Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo / … li condurrò sul mio monte santo / e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. / … perché il mio tempio si chiamerà / casa di preghiera per tutti i popoli" (Is 56,6-7). All’universalità della salvezza fa riferimento anche l’apostolo Paolo nella seconda lettura, come pure la pagina evangelica che narra l’episodio della donna Cananea, una straniera rispetto ai Giudei, esaudita da Gesù per la sua grande fede. La Parola di Dio ci offre così l’opportunità di riflettere sull’universalità della missione della Chiesa, costituita da popoli di ogni razza e cultura. Proprio da qui proviene la grande responsabilità della comunità ecclesiale, chiamata ad essere casa ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l’intera famiglia umana.
La difesa della “ragione allargata”. La battaglia contro lo scientismo. Il bisogno di maestri. Uno degli scienziati più controcorrente d’Italia spiega perché c’è un solo modo per difendere davvero la sua disciplina (e salvare l’educazione): «Non ridurre l’uomo a un dado». E accettare la sfida dell’infinito
Tutte le liturgie delle Chiese cristiane hanno un senso pedagogico - o, meglio, mistagogico - molto chiaro. Questo aspetto è sottolineato chiaramente nelle liturgie dell'Oriente cristiano: la liturgia è come un maestro nella fede, impregnata com'è di elementi che istruiscono i fedeli nelle verità della fede. Troviamo questa dimensione della liturgia in particolare nelle celebrazioni della Madre di Dio, colei che accolse nel suo grembo il Verbo eterno di Dio.
La presenza di Maria scandisce i diversi momenti dell'anno liturgico delle Chiese di tradizione bizantina
Nel Magnificat – il grande canto della Madonna ora ascoltato nel Vangelo – troviamo una parola sorprendente. Maria dice: "D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata". La Madre del Signore profetizza le lodi mariane della Chiesa per tutto il futuro, la devozione mariana del Popolo di Dio fino alla fine dei tempi. Lodando Maria la Chiesa non ha inventato qualcosa "accanto" alla Scrittura: ha risposto a questa profezia fatta da Maria in quell’ora di grazia.
Nell’ambito delle offerte culturali promosse dal Santuario del Colle, propone quest’anno una serata dantesca dal tema: “Dante, cantore di Maria”. Saranno introdotti, letti e commentati i testi della Divina Commedia che si riferiscono alla Vergine Maria.
San Lorenzo appare specialmente caro a sant'Ambrogio: come gli apostoli Pietro e Paolo, l'arcidiacono di Papa Sisto ii, martire nella persecuzione di Valeriano nel 258, gli richiamava la sua Chiesa d'origine, con la sua fede: la "fede romana" (romana fides). Ma il santo era anche particolarmente venerato nella sua famiglia. Ambrogio ricorda che a lui si era raccomandato il fratello Satiro prima di mettersi in viaggio per la Sicilia e l'Africa: "Con le tue preghiere al santo martire Lorenzo avevi ottenuto di metterti in viaggio".
Papa Ratzinger non è mai banale. Neppure quando, seguendo il protocollo, fa memoria di un suo predecessore a trent'anni dalla morte.
E' accaduto domenica durante l'Angelus recitato a Bressanone, dove Benedetto XVI ha deciso di trascorrere (come faceva quando ancora era cardinale) un breve periodo di vacanza. Il predecessore in questione è Paolo VI, morto il 6 agosto 1978 nella residenza estiva di Castel Gandolfo all'età di 81 anni, dopo tre lustri di pontificato.
1. Fisso lo sguardo verso il mistero della morte, e di ciò che la segue, nel lume di Cristo, che solo la rischiara; e perciò con umile e serena fiducia. Avverto la verità, che per me si è sempre riflessa sulla vita presente da questo mistero, e benedico il vincitore della morte per averne fugate le tenebre e svelata la luce.
Ora, cari amici, vi invito a fare insieme con me memoria devota e filiale del Servo di Dio, il Papa Paolo VI, di cui, fra tre giorni, commemoreremo il 30° anniversario della morte. Era infatti la sera del 6 agosto 1978 quando egli rese lo spirito a Dio; la sera della festa della Trasfigurazione di Gesù, mistero di luce divina che sempre esercitò un fascino singolare sul suo animo.
Cari amici,
venerdì prossimo, 8 agosto, si apriranno a Pechino i Giochi della XXIX Olimpiade. Sono lieto di indirizzare al Paese ospitante, agli organizzatori e ai partecipanti, in primo luogo agli atleti, il mio cordiale saluto, con l’augurio che ciascuno possa dare il meglio di sé, nel genuino spirito olimpico. Seguo con profonda simpatia questo grande incontro sportivo - il più importante ed atteso a livello mondiale - ed auspico vivamente che esso offra alla comunità internazionale un valido esempio di convivenza tra persone delle più diverse provenienze, nel rispetto della comune dignità. Possa ancora una volta lo sport essere pegno di fraternità e di pace tra i popoli!
Nacqui nella cultura mussulmana. Già all'età di 12 anni cominciai a praticare l'islam, la religione della mia famiglia e del mio paese, condannando severamente il cristianesimo. Il mio traguardo di allora era quello di assomigliare, o possibilmente di imitare il più possibile Maometto, il fondatore dell'Islam. Digiunavo spesso, passavo molto tempo nella moschea (il luogo di preghiera die mussulmani) e leggevo tutti i giorni il Corano, il loro libro sacro.