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Santuario della Madonna del Colle



21
Lug
2010

L'OBBEDIENZA NON E' PIU' UNA VIRTU'



L'OBBEDIENZA NON E' PIU' UNA VIRTU'

Quella di don Lorenzo Milani, prete ortodosso fino allo spasimo, fino alle lacrime, è una vera e propria strategia, un metodo: sulle orme di Socrate e di Cristo, vuol turbare le coscienze, condurle alla riflessione critica. «Io al mio popolo gli ho tolto la pace. Non ho seminato che contrasti, discussioni, contrapposti schieramenti di pensiero» scrive, illustrando il suo metodo pastorale. pubblichiamo la lettera di don Milani ai Giudici nell'ottobre del 1965 che lo avevano chiamato in causa per aver difeso l'obiezione di coscienza in risposta a un gruppo di cappellani militari che avevano osato chiamare "vili" quei ragazzi finiti in prigione per aver rifiutato con l'obiezione di coscienza di servire la patria con le armi.  Don Milani in primo grado fu  assolto dal delitto ascrittogli trattandosi di persona non punibile perché il fatto non costituisce reato.

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07
Lug
2010

VEGLIATE E PREGATE



VEGLIATE E PREGATE

Cari amici! La fede e la preghiera non risolvono i problemi, ma permettono di affrontarli con una luce e una forza nuova, in modo degno dell’uomo, e anche in modo più sereno ed efficace. Se guardiamo alla storia della Chiesa vedremo che è ricca di figure di Santi e Beati che, proprio partendo da un intenso e costante dialogo con Dio, illuminati dalla fede, hanno saputo trovare soluzioni creative, sempre nuove, per rispondere a bisogni umani concreti in tutti i secoli: la salute, l’istruzione, il lavoro, eccetera. La loro intraprendenza era animata dallo Spirito Santo e da un amore forte e generoso per i fratelli, specialmente per quelli più deboli e svantaggiati” (Benedetto XVI).

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03
Apr
2010

E' LA PASQUA, LA PASQUA DEL SIGNORE GRIDO' LO SPIRITO



E' LA PASQUA, LA PASQUA DEL SIGNORE GRIDO' LO SPIRITO

Disceso a chi dimorava nell'ade,
Cristo portò la buona novella:
Coraggio, ora ho vinto: io sono la resurrezione,
io vi faccio risalire, perchè ho infranto le porte della morte,
donando al mondo la vita e la grande misericordia.

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02
Apr
2010

SIGNORE MOSTRACI IL PADRE - VIA CRUCIS -



SIGNORE MOSTRACI IL PADRE - VIA CRUCIS -

Perché Gesù è stato condannato a morte, lui, che "passò facendo del bene" (Atti degli Apostoli, 10, 38)? Questa domanda ci accompagnerà lungo la Via Crucis come ci accompagna per tutta la vita.
Nei Vangeli troviamo una risposta vera:  i capi dei Giudei hanno voluto la sua morte perché hanno compreso che Gesù si riteneva il Figlio di Dio. E troviamo anche una risposta che i Giudei hanno usato come pretesto, per ottenere da Pilato la sua condanna:  Gesù avrebbe preteso di essere un re di questo mondo, il re dei Giudei.
Ma dietro a queste risposte si spalanca un abisso, sul quale gli stessi Vangeli e tutta la Sacra Scrittura ci fanno aprire lo sguardo:  Gesù è morto per i nostri peccati. E ancora più profondamente, è morto per noi, è morto perché Dio ci ama e ci ama al punto di dare il suo Figlio unigenito, affinché noi abbiamo la vita per mezzo di lui (cfr. Giovanni, 3, 16-17).
È a noi stessi, dunque, che dobbiamo guardare:  al male e al peccato che abitano dentro di noi e che troppo spesso fingiamo di ignorare. Ma ancora di più dobbiamo volgere lo sguardo al Dio ricco di misericordia che ci ha chiamato amici (cfr. Giovanni, 15, 15). Così il cammino della Via Crucis e tutto il cammino della vita diventa un itinerario di penitenza, di dolore e di conversione, ma anche di gratitudine, di fede e di gioia.

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27
Mar
2010

GURDERANNO COLUI CHE HANNO TRAFITTO



GURDERANNO COLUI CHE HANNO TRAFITTO

«Essi guarderanno colui che hanno trafitto» (Zc 12,10; Gv 19,37). Con queste parole l'evangelista Giovanni chiude la sua narrazione della passione di Gesù; con tali parole introduce la visione di Cristo nello ultimo libro del Nuovo Testamento che noi chiamiamo 'Apocalisse'. Tra queste due citazioni della parola profetica dell' Antico Testamento è tesa tutta la storia: tra la crocifissione e il ritorno del Signore; in questa citazione si parla sia dell'abbassamento di colui che morì come un assassino sul patibolo, che della potenza di colui che verrà per giudicare il mondo, per essere quindi anche il nostro giudice.

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