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Le Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia

Giulia Francesca Caterina Postel nacque il 28 novembre 1756 a Barfleur, nella diocesi di Coutances, in Francia.

A 11 anni già visitava i vecchi in stato di indigenza portando loro il suo sorriso e confortandoli con piccoli servizi. A 18 anni completava i suoi studi di maestra ele­mentare, presso l'Abbazia delle Suore Benedettine. Fin dall’infanzia Giulia Postel aveva fatto la sua scelta di consacrarsi per sempre al servizio del Signore e del prossimo. Ma l'Abbazia per lei era troppo ricca; diceva: "Vorrei delle religiose che avranno come rendita le loro mani e una povertà reale congiunta al lavoro". Lottando contro le avversità e superando molti ostacoli, riuscì ad organizzare la sua piccola Comunità nella quale ci si sforzava a rivivere le virtù dei primi cristiani. Durante la Rivoluzione Francese, a Parigi, preti e aristocratici vennero concentrati nell'Abbazia di Saint Germain des-Près e nel Convento dei Carmelitani. In quattro giorni, circa 1100 furono assassinati, dopo un processo fantasma. L'antico Convento dei Carmelitani è diventato ora il centro dell'U­niversità Cattolica, che custodisce il prezioso ricordo dei Martiri della Rivoluzione[1]. La giovane Giulia, che non era ancora Suora ma maestra dei figli di pescatori, si adoperò per far fuggire i perseguitati: Un paniere con un numero stabilito di pesci indicava l'ora in cui potevano salpare verso l'Inghilterra, su barche a remi, e sfuggire così ai gendarmi. Trasformò anche un sottoscala in una Cappella dove conservò Gesù Sacramentato.

Giulia Postel diventò Suora e prima Superiora del nuovo Istituto delle Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia; cambiò il nome in Suor Maria Maddalena Postel. Essa stessa scrisse le Costituzioni per le sue Suore richiamandosi alle antiche Regole del Monache­simo Benedettino che, tra l'altro, citavano: "l'ozio è nemico dell'anima: perciò i fratelli, in tempi stabiliti, devono attendere al lavoro manuale; in altre ore, pure assegnate, alla sacra lettura... I fratelli si servano a vicenda e nessuno sia dispen­sato dall'ufficio della cucina, se non per malattia o perché occupato in cose molto importanti... Quando è l'ora dell'ufficio divino, appena udito il segnale, si lascia qualsiasi cosa si avesse tra le mani e si accorre con somma premura, ma con gravità... Nulla si deve anteporre all'Opera di Dio ...". Memore di ciò la Postel soggiungeva: "Questa Comunità è di­sposta ad ogni evento, siamo tutte come creta nelle mani del vasaio, qualunque sia il servizio che vi verrà richiesto". A Barfleur iniziò la sua opera educativa. I giovani, i poveri ed i ricchi sono i destinatari della sua incessante attività nelle molteplici opere di bene. Dal suo paese nativo fu costretta a trasferirsi a Cherbourg. Qui si sentì ispirata e fece una proposta impegnativa alla sua Comunità: " Istruire la gioventù, ispirarle l’amore di Dio e il gusto del lavoro, sacrificarsi per soc­correre i poveri e sollevare il più possibile ogni sofferenza umana". E le sue risorse? "La Provvidenza asse­condata dal lavoro e dalla povertà personale". La Comunità visse la povertà evangelica fino all'e­roismo. Infatti, oltre all'aula scolastica, essa non ebbe che una spaziosa stalla, abitata dagli animali fino alla sera precedente. "Non stavamo ancora come Gesù nella stalla di Betlemme, adesso ci siamo", diceva Suor Maddalena.

La Comunità incominciò a raccogliere le orfanelle abbandonate sulla strada. La loro presenza però diede presto fastidio all'Amministrazione Comunale che la costrinse ad andarsene e nel 1813 la Santa dovette abbandonare tutto, partire e rimandare a casa le orfanelle. La Superiora si convinse che il Signore non voleva il successo delle sue Suore e non si scoraggiò di fronte alle difficoltà. E annotava: "L'abbandono e la persecu­zione del mondo non fanno che rafforzare la fede". Nel 1832 potè finalmente stabilire la Congregazione a Saint-Sauveur-le-Vicomte. L’antica abbazia benedettina divenne la sede, la Casa Madre delle Suore di Santa Maria Maddalena Postel. Questo glie­lo aveva predetto una orfanella quando provvisoria­mente le Suore si trovavano alloggiate a Valognes: "Dei preti ti condurranno in una Abbazia, le tue Suore saranno le più numerose della Diocesi". Ma quell’'Abbazia non poteva offrire altro che “belle rovine”. La fondatrice non si scoraggiò e si mise all'opera per la ricostruzione. “Dio non ci ha chiamate a piangere sulle rovine del suo tempio, ma a riedificarlo nel suo primitivo splendore”. In poco tempo preparò una Cappella per il culto e alcuni locali dove le Suore aprirono scuole per l'educazione della gioventù. Tra paura e preoccupazioni Santa Maria Maddalena Postel seppe vivere la vita alimenta­ta dalla fede e dalla carità: "Il Signore non ci umilia che per meglio rialzarci. Non voglio che siate tristi, datemi le vostre pene, viva la gioia dei figli di Dio". La Madre conservò Gesù nel Santo Ta­bernacolo per essere di conforto a chi ne aveva bisogno; con un permesso speciale, distribuì la Comunione ai moribondi. In tale attività di apostolato essa ha avuto sempre lo sguardo rivolto al Signore per tendere alla santità più consumata. Il suo desiderio di portare anime a Cristo fu grande. Ha lasciato scritto alle sue figlie: "Vorrei andare fino all'estremità della terra per conquistare un'anima a Gesù Cristo...Fosse necessario andare nelle Indie per conquistare un'anima, partirei all'istante anche se, alla fine della mia corsa dovessi trovare il martirio ... ". A termine di una vita di stenti, di lavoro e di virtù eroicamente vissuta il 16 luglio 1846 rese l'anima al suo Signore nella pace più perfetta.

Le Suore e le Allieve dell'Istituto si avvicinarono a gruppi separati al capezzale della Superiora morente. Una delle fanciulle, diventata poi Suora della Cari­tà scriverà: “Questa povera cella, questo miserabile gia­ciglio ... mi colpirono di stupore. lo vedevo per la prima volta come muoiono gli amici di Dio. Così la mia emozione fu straordinaria e si manifestò con un religio­so tremito. lo mi domando se il contatto delle mie labbra sulla mano benedetta di Colei che tanto aveva lavorato per Dio, con quella mano che portava l'anello, segno della sua unione con Gesù Cristo, non abbia prodotto nel mio cuore, a mia insaputa, quella prima scossa che distacca le anime dalla terra per darle a Dio”[2]. Madre Maria Maddalena Postel fu canonizzata il 24 maggio 1925. Due nomi sono inseparabilmente legati a lei, quello di Suor Placida Viel e quello di Suor Marta Le Boutellier.

Placida Viel, obbedendo alla chiamata divina “Vieni…, dimentica la casa di tuo padre, pechè lo sposo divino ha ammirato il candore del tuo animo”, entrò nella Comunità delle Suore della Misericordia e a soli 31 anni divenne Madre Generale della Congregazione. La bontà verso i poveri, gli emarginati, i soldati ammalati, accolti in Casa Madre, era una caratteristica particolare della Madre Placida. Non rimandò mai nessuno senza conforto materiale e spirituale. Sotto la sua direzione e dietro il suo esempio le Suore vissero nello spirito fraterno, formando un "cuor solo e un'anima sola". Dopo il viaggio effettuato a Roma per avere l'ap­provazione dell'Istituto dalla Santa Sede, Madre Placida dedicò gli ultimi anni della sua vita alla formazione delle Suore. Le virtù evangeliche furono l'oggetto dei suoi insegnamenti, specialmente la pover­tà, la semplicità, l'umanità e l'umiltà. Morì il 4 marzo 1877. Fu beatificata il 6 maggio 1951.

Amata-Adele Le Bouteíller nacque il 2 dicembre 1816 nel borgo di La Henríère, non lontano da Percy, capoluogo del Cantone della Manche, diocesi di Cou­tances. Apparteneva ad una famiglia di modesti contadini che tiravano avanti tra coltivazione della terra e mestiere di tessitore. Ma il 1°settembre 1827, a soli 39 anni, morì il padre. Duro colpo per questa famiglia, tanto più che attraverso un succedersi ininterrotto di regimi politici diversi, una grave crisi economica atta­nagliava la Francia. Adele, appena undicenne, andava a scuola, ma in casa rendeva tutti i servizi possibili. Se la famiglia rimane per Adele il luogo principale dell'educazione ricevuta, non bisogna però dimenticare il ruolo del decano della parrocchia e di Marie-Françoise Farcy (nata nel 1800), della Congregazione di Nostra Signora del Monte Carmelo, nella sua educazione religiosa. Farcy dirigeva una scuola di ragazze stabilita ad Avranches, posto che occupò per 48 anni. La sua opera di educazione cristiana ebbe un influsso incalcolabile non solo su Adelle ma anche su tutte le famiglie della parrocchia. La nostra giovane beneficiò, dunque, della migliore educazione possibile, nel suo territorio e nel suo tempo. Nel 1837 Adele fu costretta, per guadagnarsi da vivere, a lavorare come domestica. Ma sognava già la vita religiosa. Con i parrocchiani di Percy si recava ogni anno al tradizionale e celebre pellegrinaggio di Nostra Signora a La Chapelle-sur-Vire, località ad una quindicina di chilo­metri da Percy. La presenza delle Suore di Saint-Sauveur-le-Vicomte in questo luogo fu senza dubbio per la giovane l'occasione per conoscere la Congregazione fondata da Santa Maria Maddalena Postel nel1807. Desiderosa di donarsi totalmente a Dio e agli altri, il 19 marzo 1841, all'età di 25 ­anni, entrò nell'Abbazia di Saint-­Sauveur-le-Vicomte Accolta da Madre Maria Maddalena che, nonostan­te i suoi 84 anni, aveva ancora una grande vitalità, la giovane fu affidata alla Maestra delle Novizie[3]: la Beata Suor Placida Viel, che qualche anno dopo succederà, come superiora, alla Fondatrice e contribuirà in modo determinante allo sviluppo dell'opera iniziata da Madre Maria Maddalena. Oltre i lavori ordinari, la Comunità - una cinquantina di Suore - era impegnata allora nella ricostruzione della chiesa abbaziale e dei principali edifici trovati in rovina all'arrivo a Saint-Sauveur. L'austerità di vita della Comunità, accresciuta da anni di autentica carestia, non spaventava le Suore. I tempi di preghiera ed altri esercizi spiri­tuali, come la recita del Breviario dei Sacerdoti, e le conversazioni di Madre Maria Maddalena ispirate alle migliori fonti della tradizione cristiana, le riempiva di coraggio e di fervore. Il 14 settembre 1842, festa della Esaltazione della Croce, Adele prese l'abito delle Novizie e ricevette il nome di Suor Marta.

L’anno successivo fu colpita da paralisi agli arti inferiori. Impotente e incapace di partecipare ai lavori comunitari, si rivolge a Madre Maria Maddalena. Questa, dopo aver ascoltato i problemi e i timori della religiosa, fece un segno di croce sulle gambe paralizzate e promise di pregare per la loro guarigione. La mattina dopo Suor Marta era completamente guarita. Infatti il 7 settembre 1843 fece la sua prima professione religiosa e ricevette la sua “obbedienza”. Venne destinata alla cucina, ai lavori della fattoria e dei campi e poi alla dispensa. Per 40 anni, cioè fino alla sua morte, dimostrò tutte le sue capacità: semplicità, rettitudine, raccoglimento, bontà per tutti. La morte della madre, nel gennaio 1877, e quella di Madre Placida, che venerava e amava e della quale fu spesso la confidente, il 4 marzo dello stesso anno, inflissero un duro colpo a Suor Marta e segnarono il suo declino fisico fino alla sua morte, avvenuta il 18 marzo 1883. Dopo la morte di Suor Marta Le Bouteiller, molti di quelli che l'avevano conosciuta la consideravano come una Santa. "Era una religiosa di una straordinaria perfezione", "Era tutta nel buon Dio e nel suo dovere quotidiano"; "La sua unione a Dio era continua": questi sono i giudizi più frequenti che si facevano di lei. Nel 1948 fu aperto il processo apostolico in vista della sua Beatificazione. L'eroicità delle virtù di Suor Marta è stata riconosciuta ufficialmente il 24 settembre 1983 e il 9 settembre 1989, il Cardinale Edouard Cagnon fu desi­gnato come Ponente della Causa. Numerosi miracoli furono attribuiti alla sua in­tercessione. Uno di essi venne scelto ed esaminato dagli esperti della Congregazione per le Cause dei Santi. Il 21 dicembre 1989 la guarigione miracolosa di Suor Marta Laura (Alice Herr), della stessa congregazione nella Provincia Anglo-lrlandese, venne ufficialmente riconosciuta con la lettura del Decreto di approvazione del miracolo alla presenza del Santo Padre Giovanni Paolo Il[4]. La strada per la Beatificazione era aperta. La Postulazione della Causa ne fece ufficialmente domanda al Sommo Pontefice. Con lettera in data 14 febbraio 1990 il Sostituto della Segreteria di Stato, S.E. Mons. Giovanni Battista Re, rispondeva al Postulatore che il Santo Padre aveva fissato la cerimonia di Beatifi­cazione per domenica 4 novembre 1990. Quel giorno fu una gioia immensa per la Congregazione della Suore di Santa Maria Maddalena Postel, presenti a Roma con numerose rappresentanti, vedere il Pastore Universale della Chiesa proclamare Beata quell'umile reli­giosa che fu Suor Marta.

A Lenola Suor Marta Le Bouteiller fu solennemente commemorata il 2 marzo 1991 sul Santuario della madonna del Colle. Accanto all’altare maggiore fu posta la caratteristica figura della “Hereuse Soeur Marthe”, riproduzione del quadro esposto nella gloria berniniana di San Pietro il giorno della beatificazione. Numerosi fedeli del luogo e di tutta la dioscesi di Gaeta, autorità civili (locali, provinciali e francesi), autorità religiose (tra cui Mons. Vincenzo Maria Farano, arcivescovo di Gaeta e Mons. Gianfranco Arrighi, Vescovo titolare di Vico Equense e Vice Presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia) e militari parteciparono alla solenne cerimonia. A partire dalla fine del XIX secolo la Congregazione delle Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia di Santa Maria Maddalena Postel si diffuse in tutto il mondo. Oggi è composta di 1200 adepte che operano in Olanda, Inghilterra, Italia, Germania, Indonesia, Brasile, India e Repubblica Popolare del Congo. Sono dedite alla formazione della gioventù, all’assistenza degli anziani e alla catechesi. In Italia hanno la loro sede in Roma in funzione di Procura Generale e Casa Provinciale. Tale sede è a disposizione di tutte le Suore che per vari motivi si recano nella capitale. Per loro, recarsi in Via Porta Pertusa 2 (Angolo Via Aurelia) è cosa consueta e comune. La direzione, affidata per lunghi anni alla nostra concittadina Giovanna Maria Mastrobattista, zelante Madre Superiora Provinciale, che si è adoperata continuamente per la gloria di Dio, dal 1995 è passata a Suor Paola Maria Coccoluto, già superiora dell'Istituto di Lenola. Queste sante Sorelle arrivarono nella Città Eterna nel 1903, quando in Francia furono chiuse le scuole cattoliche. Anche in Italia la vita non fu facile; ma esse hanno sempre superato gli ostacoli perché nel loro cuore vive la fiamma ardente della loro fondatrice, che fu prima Suore, poi Madre e Santa in Cristo. Per le Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia estendersi, spostarsi da un punto all’altro della nostra penisola è stato quasi un obbligo, visto che la loro opera di apostolato è quasi missionaria. In virtù di ciò, il loro operare ha sempre dato frutti abbondanti da parte di molti benefattori che le aiutarono in ogni loro neces­sità. Per loro "la povertà era di casa". Esse sapevano e sanno soffrire sempre rette dal grande spirito di dedi­zione e fraternità verso il prossimo, doti di cui, per volere divino, ogni componente è permeata. La loro esperienza in campo educativo, morale, religioso e sociale ha sempre prevalso. Le Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia di Santa Maria Maddalena Postel giunsero a Gaeta il 21 marzo 1908, chiamate da Monsignor Francesco Niola, dotto e zelante Vescovo della Diocesi, di cui conosceva le necessità spiri­tuali. Si stabilirono nell’Istituto dell’Atratina che completarono e ampliarono e che divenne centro di attrazione per spiritualità, scienza e lavoro femminile. Infatti vi fu istituita la scuola materna, la scuola elementare, la scuola di taglio, di francese e di musica. Pur oberate da questo lavoro (insegnavano a circa 200 alunne), durante gli anni della prima guerra mondiale collaborarono con la Croce Rossa per la confezione di indumenti di lana da inviare ai soldati gaetani Nella seconda guerra mondiale, nel settembre 1943, cinque delle dodici suore presenti nell’istituto si rifugiarono a Lenola presso le consorelle del Santuario della Madonna del Colle. L’Atratina venne invaso letteralmente dai soldati tedeschi che ne fecero uno dei posti di concentramento delle persone che venivano rastrellate e poi inviate in Germania quali deportati. Le suore si adoperavano per portare tutti ogni tipo di conforto, sia morale che materiale. Terminata la guerra l’istituto riprese le sue opere di apostolato aggiungendo alle svariate occupazioni il compito di assistenza e distribuzione dei cibi e del vestiario, fornito dagli americani, alle famiglie che rientravano in città dallo sfollamento. Da ricordare anche che le Suore ospitarono le scuole elementari statali il cui edificio era stato distrutto dalle mine tedesche.

Sono centinaia e centinaia i ragazzi cresciuti nella casa di via Atratina; ad ognuno di essi le Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia hanno donato il meglio di sé stesse, sempre nel più completo disinteresse e nell’ombra, memori del monito di Santa Maria Maddalenia Postel di “fare il maggior bene possibile nascondendoci il più possibile”. Loro unico fine è quello di consegnare alla società giovani in grado di diventare saggi e responsabili, degni di essere chiamati figli di Dio. Ancora oggi l’istituto accoglie oltre 300 alunni della scuola materna e delle elementari private ai quali si aggiungono anche molti delle scuole medie che apprendono il Catechismo. Per questo e per le innumerevoli altre opere di bene le Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia di Santa Maddalena Postel gode della gratitudine e dell’affetto di tutto il popolo gaetano. Oltre che a Gaeta la Congregazione è presente, nella nostra diocesi, anche a Fondi e a Lenola. La Casa di Fondi, pur avendo iniziato la sua missione di apostolato solo nel 1957, per il lavoro continuo, non disgiunto da sacri­fici, ha dimostrato di aver guadagnato amore e stima da tutta la cittadinanza. La Scuola Materna, la Casa di Riposo per anziani ed infine l’istituzione di nuove classi d'asilo hanno promosso sempre più l'avvicinamento della popolazione a queste Suore che, inizial­mente, forse non ne sentivano la necessità. Nella nostra cittadina essa giunse il 22 aprile 1912 e si stabilì nel convento di Santa Croce dove le suore istituirono l'asilo infantile e un laboratorio di taglio, cucito e ricamo. Il convento di Santa Croce aveva in precedenza ospitato, dal 1896 al 1911, le suore di clausura dell’ordine delle “Carmelitane Scalze” che avevano messo le loro virtù religiose, sociali e civili al servizio della chiesa e di tutti i cittadini. Dopo 16 anni furono però costrette, per oscuri motivi, a lasciare Lenola. Sollecitato da tutto il popolo Mons. Niola inviò le Suore della Misericordia. Il 10 ottobre dello steso anno le suore si trasferirono al convento del Santuario del Colle dove risiedono tuttora continuando a svolgere il loro apostolato attraverso varie attività: scuola materna e refezione, lezioni di taglio, rammendo e cucito. Fino a qualche tempo insegnavano anche musica e perfino la lingua francese. Esse hanno attraversato periodi di tante sofferenze, il cui apice è senza dubbio rappresentato dai due grandi conflitti mondiali. Durante il primo (1915-1918) la Superiora, Madre Mary Victoire, istituì la mensa gratuita per i figli dei richiamati alle armi e un laboratorio per fare calze, maglie e guanti per i soldati che erano al fronte. Durante i nove mesi di emergenza bellica del 1943-1944 queste Suore hanno accolto le Consorelle della Casa di Gaeta, alcuni Sacerdoti diocesani, tra i quali Mons. Anselmo Cecere, Vicario Generale della Diocesi, sfuggiti ai rastrellamenti dei soldati tedeschi, e le Suore di Madre Livia di Formia con oltre 30 orfanelle. Una di queste quattro anni dopo venne a ringraziare la Madonna del Colle lasciando una letteraHotwordStyle=BookDefault; conservata tuttora dalle stesse Suore. In quei terribili momenti risplendette come una luce la Casa delle Suore e la lunga fila di profughi, di Lenola e dei paesi limitrofi, si diresse verso il Colle. Non c'era bisogno di farsi annunciare: il portone era aperto a tutti e gruppi di persone piangenti, cariche delle poche cose che, nell'angoscia dell'esodo, erano riuscite a raccattare, entrarono nel luogo ospitale accolte sempre con un sorriso. Dopo la resa dei tedeschi le nostre Suore diedero asilo a quelle donne, giovani, anziane e anche bambine, che erano state stuprate dalle truppe di colore, dando loro ogni cura e ogni conforto.

Tutto il bene che le Suore hanno operato ed operano in Lenola si deve anche alla sapiente e prudente direzione delle Madri Superiore che si sono succedute: Suor Mary Victoire, (1912-1918), francese; Suor Madeleine du Calvaire (1918-1928), francese; Suor Augusta Maria (1918-1944), francese; Suor Teresa Monelli di Formia (1944-1953); Suor Brigida di Altamura (1954); Suor Maria Antonietta Albano di Gaeta (1955-1964); Suor Maria Vittoria Pannozzo di Fondi (1964-1967); Suor Paola Maria Coccoluto di Gaeta (1967-1992), di nuovo Suor Maria Vittoria Pannozzo di Fondi (1992-1995); Suor Francesca Maria Caruso di Gaeta (1995-1998),Suor Maria Francesca Fiordaliso di Gaeta (1998 - 2001), Suor Maria Luigia Di Tucci (20 novemmbre 2001 a tutt'oggi). Ma è opportuno ricordare anche le Suore che con semplicità, sacrificio e abnegazione hanno adempiuto e adempiono alla loro missione secondo lo spirito e il carisma della Santa Fondatrice: Suor Angela Maria Rosati di Gaeta; Suor Maria Domenica di Modugno; Suor Eulalia di Formia; Suor Maria Pia di Caeta; Suor Maria Gonzaga di Roma; Suor Stefanus, Francia; Suor Raffaela di Gaeta; Suor Paola di Gaeta; Suor Maria Giuseppìna di Formia; Suor Alessandra di Fondi; Suor Maddalena del Calvario di Gaeta; Suor Anna Maria di Gaeta; Suor Gabriela Maria di Gaeta; Suor Maria Stanislao di Gaeta; Suor Cecilia di Fondi; Suor Maria Placida di Gaeta; Suor Maria Teresa di Gaeta; Suor Maria Gìuseppa di Minturno; Suor Sabina di Lenola; Suor Maria Bernardetta di Fondi. Tutte hanno sempre vissuto e vivono tuttora modestamente, con la carità del popolo; eppure quando capitano al Convento qualche mendicante o altri persone povere del paese le porte si spalancano in ossequi al vecchio detto popolare "chi riceve e poi da fa la vera carità". Fin dal primo giorno del loro arrivo a Lenola si sono prodigate nel loro apostolato con spirito di amore, di carità e di sacrificio. Tutte le generazioni dal 1912 sono passate sotto lo sguardo delle nostre Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia: le famiglie hanno sempre avuto premura di mandare i bambini dalle Suore affinchè ricevessero una ricchezza religiosa, morale e sociale. Come si può dimenticare l'opera di elevazione culturale e sociale donata con vero amore a portatori di handicap e a bambini orfani o abbandonati. Le suore curavano ed infondevano fiducia a queste persone che, divenute poi adulte, si sono ben inserite nella società diventando padri e madri esemplari.

Oggi le nostre Sorelle escono più frequentemente dal Convento, per continuare la loro missione di apostolato con l'insegnamento del Catechismo in parrocchia e a Vallebernardo, con la visita agli ammalati e ai bisognosi di conforto. Ma le vediamo anche prodigarsi con amore ai gruppi di persone, giovani e meno giovani, che sempre più spesso vengono in ritiri spirituali nella loro Casa, come pure nella scuola materna, nella refezione e nel curare il decoro del Santuario della Madonna del Colle, il loro Santuario. A conclusione di questo breve excursus sulle Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia di Lenola, voglio esprimere, a nome di tutti, la sentita gratitudine e il più vivo apprezzamento per la grande opera apostolica ed umana da loro svolta. Tale opera, intesa soprattutto alla formazione spirituale e culturale dei bambini, ma anche di apprendistato di vari mestieri per le ragazze, trova la sua testimonianza attraverso diverse generazioni che hanno frequentato l'Istituto. Tutti ricordiamo con profonda tenerezza i giorni felici trascorsi all'asilo con le care Suor Alessandra e Suor Paola Maria che inculcavano nei nostri piccoli cuori le prime indimenticabili preghiere. Ricordiamo altresì con quanto amore materno Suor Raffaella ci imboccava e con quanta tenerezza ci consolava per le "penitenze" inflittaci da Suor Maria Antonietta per le qualche birichinata. Ricordiamo con quanta apprensione Suor Maddalena ci accompagnava, alla fine della giornata, nel piazzale del Santuario e ci seguiva con lo sguardo fino a quando l'ultimo di noi non scompariva dalla sua vista. Ai quei tempi il Colle era un luogo isolato! Ricordiamo, infine, l'insegnamento del Catechismo impartitoci con tanto zelo per la preparazione della prima Comunione, lasciando nelle nostre anime quel germe fecondo che abbiamo cercato di custodire e di far fruttificare in ogni circostanza della nostra vita. Fuori della diocesi di Gaeta le Suore della Misericordia le troviamo nell’alta Irpinia, a Monteverde, e a Castel Porziano, nei pressi di Roma. In Irpinia arrivarono nel 1955 istituendo quelle opere che le avevano caratterizzate ed esaltate negli altri luoghi. Ma a Monteverde si sono particolarmente distinte nella catastrofe del terremoto che colpì quelle zone il 23 novembre 1980 e che non risparmiò nemmeno quella Casa religiosa. Quella popolazione, già povera e biso­gnosa, ha visto fino a quanto giunge la carìtà di queste umili e nascoste Vergini spose di Cristo. Le Suore di S. Maria Maddalena Postel anche in questa immane rovi­na hanno dimostrato di possedere spirito di sacrificio non comune, dote che animava la loro Madre Fondatri­ce. La loro opera di soccorso non ha avuto momenti di tregua. Per quanto stanche e sofferenti, il sentimento di soccorrere i feriti ed i bisognosi è servito solo a spronar­le maggiormente. Le Consorelle delle altre Case religiose di Roma, Gaeta, Lenola, Fondi e Castel Porziano si unirono sotto la direzione di un Padre Francescano della Cari­tas e diedero il via in Monteverde alla ricostruzione morale di tutta la popolazione rimasta nella zona. A Castel Porziano, le Suore della Miserìcordia giunsero nel 1965, sotto il richiamo impellente della po­polazione che non sapeva a chi affidare i propri figli perché potessero crescere buoni, educati, studiosi e timorati di Dio. L'entusiasmo di queste religiose è all'attenzione di tutti gli abitanti di questo piccolo centro. Per concludere, l'Istituto delle Suore della Misericordia, ricco di meriti con le sue Case sparse in tutto il mondo e con le sue meravigliose istituzioni di Apostolato Cattolico, segue la missione di lievitazione evangelica.

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[1] M. Lemonnier, O.P., Storia della Chiesa, Edizioni Istituto S. Gaetano, Vicenza, Febbraio 1981, p. 377.

[2] M. A. Lecoux, Vita di S. Maria Maddalena Postel, Offici­na Serafica Ausonia, Roma, 1925, p. 341.

[3] Con il termine noviziato (dal latino tardo novicius, novizio), si intende quel periodo di prova cui devono sottostare gli aspiranti alla vita religiosa e monastica. Già in uso nelle primitive comunità monastiche orientali, fu imposto anche dalla Regola di San Benedetto, che prescrive all'aspirante un anno di noviziato in abito secolare, sotto la guida di un maestro speciale. Previsto anche dalle costituzioni degli ordini mendicanti, francescani e domenicani, il noviziato, dopo essere stato fatto oggetto di interventi legislativi particolari, fu reso obbligatorio per il periodo di un anno dal concilio di Trento ((1545-63) L'attuale struttura giuridica del noviziato, quale è prevista dal codice di diritto canonico, stabilisce che esso abbia inizio dopo il compimento del diciassettesimo anno di età, che duri per un anno intero e continuo e che avvenga possibilmente in un luogo separato dal resto della comunità o in case e istituti a esso riservati, che meglio favoriscano la preparazione degli aspiranti. I novizi, che vestono l'abito religioso senza essere soggetti all'osservanza piena della regola, sono affidati alla guida di un maestro (maestro dei novizi) che ha il compito di istruirli e avviarli alla vita religiosa. Possono liberamente interrompere il noviziato o chiedere, allo scadere dell'anno, l'incorporazione alla vita religiosa (prima professio, professione semplice).

[4] Suor Marta Laura era affetta da tubercolosi miliare con diffusione extra-polmonare. I medici formularono la prognosi riservata quoad vitam, visto che le uniche cure disponibili (siamo nel febbraio 1929) erano il riposo, l’alimentazione e il clima salubre. Il 1 luglio 1919 la religiosa indirizzò le sue preghiere a Suor Marta Le Bouteiller e, insieme ad altre sorelle, iniziò una novena. Dopo sette giorni i sintomi migliorarono progressivamente fino alla totale scomparsa. Una serie di accertamenti confermarono la completa guarigione.

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