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Basilica Santuario della Madonna del Colle



30
Mar
2016

IL PROFUMO DELLA PASQUA



IL PROFUMO DELLA PASQUA

 “Questa notte sarà per voi e per la vostra posterità un memoriale dell’Eterno: la festeggerete di generazione in generazione, voi e i vostri figli e i figli dei vostri figli, fino alla Pasqua che il Messia festeggerà sul mondo”.

Quando poi ogni ebreo, dentro la sua casa, ebbe fatto arrostire al fuoco l’agnello, Dio chiamò i quattro venti che soffiano dall’Eden, e ordinò loro: “Soffiate verso l’occidente, verso l’oriente, verso il mezzogiorno e verso il settentrione”.

Essi soffiarono, e il profumo della Pasqua si sparse su tutta la terra. Allora i re della terra domandarono: “Cos’è questo profumo?”. E gli angeli del cielo risposero: “E’ Israele che prepara la salvezza del mondo”.

 

Mi piace sottolineare alcuni elementi simbolici del midrash: il vento e il profumo, elementi che si possono leggere alla luce di Cristo.

Il vento  soffia dal suo luogo originario, l’Eden, il paradiso terrestre, dove Adamo ricevette la vita per mezzo dello Spirito che Dio soffiò nelle sue narici. Nella lingua ebraica  Ruach, lo Spirito, significa anche vento. L’Eden è il giardino primordiale dal quale i venti  spandono il profumo delle sue delizie ai quattro angoli del mondo.

Le sacre Scritture ci presentano tre giardini: il giardino dell’Eden, luogo originario nel quale viene posta la prima coppia umana perché lo custodisca e se ne delizi dei frutti e ne diventi il custode.

Il giardino del Cantico dei cantici nel quale vengono celebrati gli sponsali tra Dio e il suo popolo nell’aura di una nuova creazione dove il serpente non  può ammorbare con le sue insinuazioni velenose il cuore degli amanti.

“Sono venuto nel mio giardino, sorella mia sposa,

e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;

mangio il mio favo e il mio miele,

bevo il mio vino e il mio latte,

mangiate, amici, bevete;

inebriatevi, o cari” (Ct 5,1).

 

Il giardino della Risurrezione.

Nel rito ambrosiano la Settimana santa, detta più propriamente “Settimana autentica”, la liturgia ci propone la pagina evangelica di Giovanni, nella quale contempliamo la Cena di Betania, durante la quale Maria, sorella di Marta e di Lazzaro, resuscitato dai morti, cosparge i piedi di Gesù con una libbra di olio profumato di puro nardo, e li asciuga con i suoi capelli. Sottolinea l’evangelista: “e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”. Questa scena ci proietta a pregustare un profumo ancora più intenso, il profumo stillante rugiada del giardino della Risurrezione, il giardino nel quale l’Amato  si manifesta a Maria  chiamandola  per nome: “Miriam!”.  

 

Il profumo dell’agnello pasquale portato sulle ali dei quattro venti è giunto fino a noi proprio attraverso il vero Agnello, Gesù Cristo, risuscitato dai morti dalla potenza  dello Spirito Santo. E quel profumo pasquale si espande in una nuova primavera, la primavera della Pasqua, che prelude alla primavera della Pentecoste, suscitata dal Vento gagliardo che si abbatté sul Cenacolo.  

 


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